La grazia del lavoro è segno della scelta di seguire Cristo Gesù in povertà radicale e minorità. “Il fine era quello di sostentarsi da povere guardandosi da ogni forma di accumulo di beni. il lavoro è il primo passo per entrare nell’esperienza del dono di sé nell’amore che ha vissuto il Figlio di Dio".

Il lavoro fa, dunque, parte della nostra vocazione evangelica, di quell’essere minori che Chiara riteneva essenziale per la sequela di Gesù povero ed umile.
Il lavoro rimane ancora oggi per noi una delle forme concrete per vivere da poveri quella carità che è la sostanza della vita del Signore.

Sperimentando la precarietà di coloro che normalmente vivono del proprio salario, soprattutto quando manca per tanti un lavoro stabile, siamo consapevoli che il lavoro è una legge comune a tutti e che ci rende solidali con tutte le persone che lavorano. Accogliere il lavoro come grazia ci pone ogni giorno nell’orizzonte dei poveri, cioè di chi riceve un dono gratuito e immeritato del quale non può che rendere grazie a Colui dal quale proviene.
La grazia che riceviamo ogni giorno con il lavoro è quella di poterci spendere nell’amore fino ad assumere il “senza misura” e la gratuità della consegna della vita del Figlio di Dio.

Anche attraverso il lavoro quindi si approfondisce quella conformità al Cristo eucaristico in una vita donata per i fratelli.

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